Le cabine telefoniche, a New York, diventano biblioteche

 
  • 2 marzo, 2012

Le storie arrugginite raccontate dalle vecchie cabine, seppellite dagli anni del progresso e della rivoluzione socio-comunicativa del Web 2.0, potrebbero fare ancora parte del nostro presente. Almeno secondo John Locke, architetto newyorchese che, nell’ordine del progetto di riorganizzazione urbanistica “Department Of Urban Betterment” , ha pensato di trasformarle in vere e proprie “biblioteche on the road”, rilanciando così anche il mito polveroso del libro, ormai consumato e annebbiato dagli anni d’oro di Internet e degli I-Pad.

L’intento era quello di concretizzare un book-sharing all’insegna del “se ami i tuoi libri lasciali andare”, una sorta di “condivisione urbana” di cultura tra un semaforo rosso e un frappuccino. In realtà, però, pochi  avrebbero scommesso sulla buona riuscita dell’esperimento, e in effetti l’epilogo fallimentare della prima messa in opera si è rivelato una temuta conferma: libri rubati in sei ore e, dopo dieci giorni, ripiani di supporto spariti nel nulla.

Una seconda “biblioteca”, qualche tempo dopo, ha visto la luce in una zona più frequentata di Manhattan, con i libri finalmente dotati di logo anti-taccheggio. Niente furti, questa volta, ma passanti incerti e scoraggiati dalla mancanza di un regolamento da seguire. Così, dopo poco più di un mese, la “take-away library” ha lasciato New York. Di nuovo.

Ma la tenacia di Locke è sconfinata, e ora è in programma un terzo esperimento. Chissà questa volta come andrà. Chissà se il ricordo sbiadito delle cabine diverrà più nitido o se vivrà più soltanto nei collezionatori di schede telefoniche…

 

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