La maledizione del tredicesimo piano

 

Quando la nuova costruzione al 56 Leonard Street di Tribeca sarà completata, gli inquilini avranno certamente di che divertirsi: teatro con doppia sala interna/esterna, piscina olimpionica di 75 metri, biblioteca e saloni da pranzo privati. Nessun dettaglio, insomma, verrà tralasciato, tranne uno: il tredicesimo piano.

Nonostante le continue smentite di varie ricerche antropologiche che sconfesserebbero in pieno il mito del newyorkese credulone, i costruttori – almeno stando ai numeri – preferirebbero infatti non rischiare. Secondo un’analisi del sito di annunci immobiliari CityRealty pubblicata sul Wall Street Journal, soltanto il 5% dei grattacieli e degli edifici condominiali a Manhattan e Brooklyn vanterebbe un piano (e un bottone nell’ascensore, naturalmente) numero tredici.

Il nuovo edificio a Tribeca non avrà il tredicesimo piano

Se anche ci fosse un esiguo 1% di rischio che qualcuno possa non essere interessato al tredicesimo piano, perche’ correrlo? Alla fine è solo un cambio di numero. Passando dal 12 al 14, inoltre” – afferma Kevin Maloney, di Property Markets Group – “l’edificio ne guadagnerebbe subito in altezza e, di conseguenza, in prestigio”.

E se è vero che i costruttori si guardano bene dallo sfidare la sorte, i potenziali acquirenti fanno spesso anche peggio. Sono molte le storie appartenenti all’immaginario del numero tredici che popolano il mondo complesso e sorprendente dei beni immobili americani. A partire da quella di Philip Spiegelman, co-fondatore e responsabile di International Sales Group, che ricorda il singolare destino di un edificio residenziale di Miami che diversi anni fa contò un tredicesimo piano completamente disabitato, almeno fino a quando, sei mesi dopo, venne ribattezzato con un numero in più.

Le tendenze, tuttavia, sono ben lontane dal prospettare – almeno nell’immediato – una pragmatica inversione di rotta. “Il radicato attaccamento del sentimento negativo verso questo numero ormai vive da solo” afferma il perito edile M. Miller, che infine confessa: “Secondo la tradizione cinese il numero sfortunato è il quattro. E considerato il costante aumento di inquilini orientali a New York, è davvero facile ipotizzare quali potrebbero essere i risvolti futuri” . Immediatamente, tragicomici scenari edilizi impregnati di leggenda popolare si delineano in una superstiziosa (ma non lo ammetterà mai) New York di fine estate.

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