Silenzio. Adesso si mangia.

 

Lo hanno già definito il più pretenzioso concept di tutti i tempi, ma il format scelto per la next-big thing della ristorazione newyorkese si rivela ben lontano delle pittoresche bordate di marketing a cui siamo abituati: la città che non dorme mai sfida se stessa, si ritaglia uno spazio tra il caos e le luci e si conquista, finalmente, un angolo di pace tutto suo e pure decisamente unconventional.

Folgorato dal viaggio in un monastero indiano, dove i residenti erano soliti consumare i pasti in religioso silenzio, il manager Nicholas Nauman tenta di farne un esperimento da allargare alla metropoli più confusionaria del globo e si inventa “Eat”, il primo ristorante in cui parlare è completamente proibito. L’idea, solo in apparenza giocosa perché accompagnata da regole rigidissime (chi cede alla conversazione viene invitato a proseguire la cena su una panchina fuori dal locale), nasconde invece la precisa volontà di rifuggire le distrazioni e la concitata alienazione urbana – anche i cellulari sono vietati – trovando conforto in un’esperienza più intima che conviviale, e forse persino più sensoriale che gastronomica.

Ai newyorkesi, strano ma vero, tutto questo silenzio sembra piacere, tanto che per accaparrarsi uno dei 25 coperti disponibili e l’esperienza da 40 dollari delle quattro portate bio e rigorosamente “chilometri zero” serve una prenotazione di giorni. Gran bell’epilogo, per quella che a tutti gli effetti era partita come un’eccentrica scommessa.

Eat” è al 124 Meserole Avenue di Greenpoint, Brooklyn.

Lascia un commento