La New York metafisica di Gabriele Croppi

 

La più fotografata, la più vista anche da chi non c’è mai stato, la più incorniciata, appesa, condivisa. Eppure alcuni progetti fotografici riescono ancora a dare della città di New York qualcosa di più e di diverso. Ad esempio il lavoro di Gabriele CroppiNEW YORK, Metaphysics of the Urban Landscape”, diventato un libro e un video, che mostra una NY in bianco e nero, con un approccio fotografico “metafisico” che è lo stesso autore a spiegare.

Gabriele, come è nato NEW YORK, Metaphysics of the Urban Landscape?
È un progetto personale, nell’ambito di uno più ampio di ricerca intitolato “Metafisica del Paesaggio Urbano”. In seguito, grazie all’interesse di Giovanni Simeone, editore della casa editrice Sime Books, è nata l’idea di ampliare questo lavoro per farne un libro, “New York, Metaphysics of the Urban Landscape, che proprio il mese scorso ha cominciato ad essere distribuito nelle principali librerie italiane e americane, fra le quali la mitica libreria Strand, il bookshop del MOMA, e moltissimi altri bookshop della Grande Mela.

NY è l’Urban Landscape per eccellenza. Nei tuoi scatti salta all’occhio il senso di solitudine: figure che avanzano da sole nell’immensità di New York. Era proprio questo che volevi raccontare?
Il mio tentativo è quello di creare una fotografia sospesa, senza significati imposti, lasciando libero spazio a qualsiasi fruitore di dare un significato proprio a ciò che vede, filtrandolo attraverso il proprio background e le proprie esperienze personali. Mi considero un “creatore di narrazioni potenziali”, libere da significati imposti e rigidi. Partendo da questo presupposto, accetto tutti i significati che vengono apposti alle mie immagini, compreso quello di una New York solitaria e apocalittica.

New York Gabriele Croppi

La scelta del bianco e nero e dei forti contrasti fa parte della “narrazione” che avevi in mente?
Nella mia attività di fotografo di ricerca, ho sempre privilegiato il BN. Questo è il registro estetico che sento di più, e in qualche modo ho sempre adattato ad esso la “realtà” fotografata, e non viceversa.

A livello personale che cosa rappresenta per te New York?
Io faccio parte di quella generazione cresciuta a “pane e New York”. Gran parte del mio immaginario è debitore di questa città. I simboli e le architetture di NY sono così profondamente radicati in me che nell’andarci per la prima volta ho avuto la sensazione di essere in qualche modo tornato a casa. Anche dal punto di vista artistico e fotografico New York rappresenta il luogo ideale in cui realizzare la mia fotografia metafisica.

foto di Gabriele Croppi

 

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